lunedì, novembre 19, 2007

Cammino per la strada con Eddie, il mio cane (da quando ho iniziato questo rito della passeggiata mi si è aperto un vero e proprio mondo: a portare in giro il cane conosci un sacco di gente, vedi tante cose a cui normalmente non faresti caso, ma questo meriterebbe un post a parte...). Arrivo ad un incrocio. Eddie è intento ad annusare e nel caso ci fosse qualche odore interessante, a segnare il territorio. Io guardo se passano macchine... Poi con la coda dell'occhio vedo qualcuno che mi saluta da una di queste. Si ferma, abbassa il finestrino. Faccio per salutare caldamente anch'io...ma quando metto a fuoco, il mio sorriso, che di solito accompagna il saluto, un po' si spegne. Me ne accorgo e forse se ne accorge anche lei. Detto proprio sinceramente, non mi fa per niente piacere vederla e non mi capita spesso di provare questa sensazione.
So che non dovrebbe essere così ma per ora non riesco a perdonarla. Ha fatto male alla persona che adesso non c'è più e vorrei dirglielo proprio in faccia. Le vorrei dire che non ha cuore, che non si è comportata bene, che io so che ha fatto soffrire una persona speciale e che adesso sono ancora arrabbiata per questo. I suoi ultimi, patetici, ipocriti sforzi non sono stati un bel niente, non hanno avuto nessun significato, se non lavarle un po' la coscienza.
Ma non dico niente. Ho aspettato fino adesso e dovrò ancora aspettare, perchè non è il momento giusto... Ma lei intanto parla. Dopo un anno che non la vedo forse mi sta chiedendo q.sa...: "Ah, ti sei tagliata i capelli? Beh, stai molto meglio di prima!" .... Non potevo aspettarmi di più in effetti. Per fortuna non può trattenersi molto, è in macchina e dietro arriva gente. "Ciao!".
Rimango un attimo sul marciapiede, con l'amaro in bocca, quella sensazione spiacevole di esserti trovata un'altra volta in quella situazione che conosci già e che non ti fa star bene. Per fortuna Eddie pensa alle sue cose e ha altro per la testa. A volte è meglio non rendersi conto di quello che succede.

Faccio per attraversare, alzo lo sguardo e vedo una signora alla finestrella della sua cucina. Ha la luce accesa perchè ormai è sera e guarda fuori. Guarda le macchine, la gente che passa, forse anche me. E chissà a cosa pensa....chissà se pensa. Vista così sembrerebbe sola, ma magari si sta solo rilassando e le piace semplicemente guardare, osservare cosa accade devanti a casa, si sa mai che passi un'ambulanza o che capiti un incidente, insomma q.sa di interessante... Di certo non sarà stato interessante vedere il mio breve dialogo con la persona di prima.
Non è la prima volta che la vedo, la signora della finestrella, e quasi quasi mi sono un po' affezionata. E' rassicurante, non so come spiegare, come vedere d'estate il signore grassoccio che fa le parole crociate sul balcone o salutare il vecchietto della via vicino che ti dice sempre: "buongiorno nè!", o vedere il trans affacciato (o affacciata? non ho mai capito che genere bisogna usare con i trans, con tutto rispetto) alla finestra quando c'è il sole con a fianco, anche lei alla finestra, la sua cagnolina nera. Sono certezze, anche se superficiali, sono cose che sai che accadranno e che compensano le tue insicurezze, le tue instabilità. E nello stesso tempo sono esistenze che tu guardi da fuori e su cui puoi immaginare tutto quello che vuoi. Sono la cornice del posto in cui vivi che sembra sempre uguale ma che in realtà contiene un viavai di storie e di esistenze che cresce insieme a te.

Non so se questi due pezzi hanno un collegamento fra loro, forse no. Ma il post lo lascio lo stesso così (come dice quel comico in tele che adesso è sempre da Fazio la domenica), chissà che questo flusso naturale di cose e pensieri abbia un senso ... e se non ce l'ha, pazienza...

2 commenti:

Rendl ha detto...

La cornice che rassicura: mi fai venire in mente la luce accesa a tarda notte in un appartamentino a piano terra vicino a casa mia. Tutte le sere, quando rientravo dal lavoro all'aeroporto, m'imbattevo in quella finestra smerigliata e la luce accesa mi rassicurava: il mio sconosciuto compagno di sventure era ancora là, magari a vedere la tv o a leggere un buon libro o a fare le parole crociate (nonostante il tempo che passava: Aprile, Luglio, Agosto, lui era sempre là,e io condividevo la mia insonnia con la sua...)

Undersea ha detto...

Anche a me capita di osservare queste piccole cose, ma essendo sempre in movimento non riesco mai ad avere un punto fermo che mi dia certezze. Quando sbircio dalle finestre accese, o il vecchietto appoggiato alla balaustra di un balcone, mi colgono insieme paura e malinconia. Se sono soli sento la paura della vecchiaia o della solitudine, malinconia se vedo un muoversi concitato di una qualche famiglia. Poi mi ritrovo a farmi domande: che cosa faranno nella vita, quanti figli avranno, se hanno animali, cose così, quotidiane. Alla fine il pensiero si espande e nella mia mente sento e vedo un brulicare di persone molto più grande, non più quell'immagine ma una moltitudine di luoghi e voci. E poi mi perdo con il pensiero, lontano.