- "Forse c'è troppo sole in questa stanza"
- "Sì, ma si sta bene"
- "Beh, dipende dai punti di vista, il sole rende più chiare le cose, ma non lascia spazio a quello che non si vede"
- "Forse bisogna trovare un altro modo di vedere le cose, lo sai che ogni cambiamento porta ad un nuovo cambiamento. E voltare pagina non è sempre facile, porta sempre delle conseguenze. L'importante è trovare un altro modo..."
- " Già...un altro modo....e quale sarà quest'altro modo se non riesco più a leggere, se non ho tempo per pensare....Forse devo aspettare...ma più passa il tempo e più perdo qualcosa che prima avevo"
- "Forse non lo stai perdendo, forse sta nascendo in un altro modo"
- "Mannaggia al tempo, un giorno c'è il sole, un giorno la nebbia..."
- "D'altronde neanche i metereologi ci azzeccano sempre."
Continua....
lunedì, febbraio 25, 2008
sabato, febbraio 09, 2008
Dev'esserci qualcosa di strano nell'aria, come una nube pesante e malata, ancora più infestante dello smog e delle malattie virali.
Dev'esserci un male che disgrega e allontana, che impedisce a tutti di parlare, di capire e farsi capire.
Se no quale può essere la spiegazione alla fragile stabilità delle coppie? Cosa ostacola l'empatia, il sacrificio, la costanza...
Nei tribunali si creano code infinite di gente che vuole cambiare vita e ripartire da zero con l'amore. Ogni giorno c'è una persona che si arrende e che comincia a guardare suo marito, compagno, fidanzato con indifferenza.
Dov'è finita la magia di tutti i giorni?
Dov'è la bellezza delle banali ma stupende abitudini quotidiane? Quelle che ti consolano l'anima, che sono un riparo alle vere bruttezze del mondo.
Eppure io ho conosciuto questa bolla di felicità quotidiana e so che è possibile.
Dev'essere calata su tutti noi una nube di egoismo che ormai ci ha convinto che la felicità condivisa è un sogno e che l'unico modo per raggiungerla è correre all'infinito, all'impazzata, senza mai fermarsi.
Siamo tutti come bambini indifesi che cercano di creare una vita perfetta, proprio come nei nostri sogni. Ma i sogni sono belli proprio perchè rimangono tali, mentre la vita è bella proprio perchè non è perfetta.
Dev'esserci un male che disgrega e allontana, che impedisce a tutti di parlare, di capire e farsi capire.
Se no quale può essere la spiegazione alla fragile stabilità delle coppie? Cosa ostacola l'empatia, il sacrificio, la costanza...
Nei tribunali si creano code infinite di gente che vuole cambiare vita e ripartire da zero con l'amore. Ogni giorno c'è una persona che si arrende e che comincia a guardare suo marito, compagno, fidanzato con indifferenza.
Dov'è finita la magia di tutti i giorni?
Dov'è la bellezza delle banali ma stupende abitudini quotidiane? Quelle che ti consolano l'anima, che sono un riparo alle vere bruttezze del mondo.
Eppure io ho conosciuto questa bolla di felicità quotidiana e so che è possibile.
Dev'essere calata su tutti noi una nube di egoismo che ormai ci ha convinto che la felicità condivisa è un sogno e che l'unico modo per raggiungerla è correre all'infinito, all'impazzata, senza mai fermarsi.
Siamo tutti come bambini indifesi che cercano di creare una vita perfetta, proprio come nei nostri sogni. Ma i sogni sono belli proprio perchè rimangono tali, mentre la vita è bella proprio perchè non è perfetta.
giovedì, febbraio 07, 2008
Perchè mai avrebbe dovuto fermarsi?
Opaca, leggera, volava tra un girasole e una stella.
Perchè mai avrebbe dovuto volare lontano,
se il suo mondo era un cristallo di ambra,
riparo ovattato dalle ombre...
Ci sarà un modo per gridare il tuo ardore?
O forse, è il riposo che consolerà le tue ali...
Ci sarà una casa per te?
O la tua casa sono le nuvole e l'asfalto?
Piangere è un po' come capire che la felicità è vicina.
Opaca, leggera, volava tra un girasole e una stella.
Perchè mai avrebbe dovuto volare lontano,
se il suo mondo era un cristallo di ambra,
riparo ovattato dalle ombre...
Ci sarà un modo per gridare il tuo ardore?
O forse, è il riposo che consolerà le tue ali...
Ci sarà una casa per te?
O la tua casa sono le nuvole e l'asfalto?
Piangere è un po' come capire che la felicità è vicina.
martedì, gennaio 29, 2008
Al re di via Col di Lana
Strano come le circostanze, un orario cambiato, un'abitudine non seguita possano cambiare
radicalmente le cose.
Se oggi non avessi seguito quel corso adesso ci sarebbe un gatto in più su questa terra.
Se fossi tornata al solito orario avrei portato in giro prima il cane, il cane non avrebbe spaventato il gatto, il gatto non avrebbe attraversato la strada e la macchina non l'avrebbe preso sotto.
Se quella macchina non fosse passata a quell'ora....
Se il gatto non avesse attraversato....
Se i padroni l'avessero tenuto un po' di più in casa....
Se, se, se...
Ma le cose nella vita accadono proprio perchè una serie di coincidenze si concentrano nello stesso luogo e nello stesso tempo.
Mi dispiace davvero per quel gatto che non era mio ma che vedevo tutti i giorni davanti a casa. Era il re della strada, grosso e forte. Rosso e un po' sporco....
Aurevoir mon ami!
Strano come le circostanze, un orario cambiato, un'abitudine non seguita possano cambiare
radicalmente le cose.
Se oggi non avessi seguito quel corso adesso ci sarebbe un gatto in più su questa terra.
Se fossi tornata al solito orario avrei portato in giro prima il cane, il cane non avrebbe spaventato il gatto, il gatto non avrebbe attraversato la strada e la macchina non l'avrebbe preso sotto.
Se quella macchina non fosse passata a quell'ora....
Se il gatto non avesse attraversato....
Se i padroni l'avessero tenuto un po' di più in casa....
Se, se, se...
Ma le cose nella vita accadono proprio perchè una serie di coincidenze si concentrano nello stesso luogo e nello stesso tempo.
Mi dispiace davvero per quel gatto che non era mio ma che vedevo tutti i giorni davanti a casa. Era il re della strada, grosso e forte. Rosso e un po' sporco....
Aurevoir mon ami!
martedì, gennaio 22, 2008
Quando le cose intorno a te cambiano,
quando le persone che vedi ogni giorno non sono più quelle di prima,
quando i tuoi orari, i tuoi ritmi cambiano
e anche i discorsi che senti sono diversi,
anche tu un po' cambi.
Prima di prendere una decisione si pensa sempre alle conseguenze più pratiche, quelle più obiettivamente evidenti. Non pensiamo invece a come potremmo reagire noi. Ed è anche la cosa più difficile da prevedere.
Vivi e basta.
Poi un giorno una cosa che ti sembrava bella e consolante, come vedere quella donna affacciata sempre alla finestra, ti sembra insopportabilmente triste. Ti chiedi perchè il marito non torni a casa prima per farle compagnia, o perchè i figli, se è vedova, non la vadano a trovare. Mah, chi lo sa...
Allora, quando questo accade, ti accorgi che forse qualcosa è cambiato, che ogni cosa ha un suo tempo, ma che non sempre quello che vogliamo lo possiamo avere subito.
La scorsa settimana una mia carissima amica tedesca di Erasmus ha avuto un bimbo. Mi ha mandato le foto: c'erano lei, il marito e il bimbo, tanto voluto. Mi sono commossa, stranamente. E infatti, quando lo racconto ad un'altra mia cara amica che vive qui vicino e che mi conosce bene, lei mi chiede perchè, cioè perchè mi sono commossa.
E sapendo di mentire a me e a lei le rispondo che non lo so e cambio discorso...
quando le persone che vedi ogni giorno non sono più quelle di prima,
quando i tuoi orari, i tuoi ritmi cambiano
e anche i discorsi che senti sono diversi,
anche tu un po' cambi.
Prima di prendere una decisione si pensa sempre alle conseguenze più pratiche, quelle più obiettivamente evidenti. Non pensiamo invece a come potremmo reagire noi. Ed è anche la cosa più difficile da prevedere.
Vivi e basta.
Poi un giorno una cosa che ti sembrava bella e consolante, come vedere quella donna affacciata sempre alla finestra, ti sembra insopportabilmente triste. Ti chiedi perchè il marito non torni a casa prima per farle compagnia, o perchè i figli, se è vedova, non la vadano a trovare. Mah, chi lo sa...
Allora, quando questo accade, ti accorgi che forse qualcosa è cambiato, che ogni cosa ha un suo tempo, ma che non sempre quello che vogliamo lo possiamo avere subito.
La scorsa settimana una mia carissima amica tedesca di Erasmus ha avuto un bimbo. Mi ha mandato le foto: c'erano lei, il marito e il bimbo, tanto voluto. Mi sono commossa, stranamente. E infatti, quando lo racconto ad un'altra mia cara amica che vive qui vicino e che mi conosce bene, lei mi chiede perchè, cioè perchè mi sono commossa.
E sapendo di mentire a me e a lei le rispondo che non lo so e cambio discorso...
lunedì, gennaio 07, 2008

In cucina c'è un nuovo calendario. Anno nuovo, calendario nuovo.
è un calendario carino però. In ogni pagina c'è un quadro di Cezanne. A Gennaio ci sono raffigurati due uomini seduti ad un tavolo di una taverna, probabilmente di ceto medio-basso, che giocano a carte, uno di fronte all'altro...
...e intanto penso che è da un po' che non scrivo su questo blog...novità, cambiamenti, il tempo che manca...ma mi mancava questo blog però...mi mancava parlare a me stessa...
e mentre sono qui che scrivo mi arriva un messaggio istantaneo sul messenger da un compagno di dottorato che non sentivo da ancora più tempo....e penso che parlare a qualcuno che non vediamo, che non frequentiamo mai è un po' come parlare a se stessi, così come su un blog...
...ma i due uomini del quadro sono sempre lì, intenti a studiare le carte che hanno in mano...ma a chi toccherà giocare in quel momento? Guardo la posizione del loro corpo, forse è possibile capirlo. Pochi indizi, uno ha le spalle un po' inclinate in avanti, forse è più rilassato, mentre l'altro sebra più teso,magari è il suo turno, ma a parte questo, niente...pensano...
le differenze a volte sono appena percepibili. I confini fra una persona e l'altra sono incerti, molto flessibili. Non sempre definibili. I due uomini sono fermi, ognuno sulla sua sedia, ognuno a fissare le proprie carte. I contorni delle loro giacche, dei loro volti, dei loro cappelli sono ben tracciati; ma c'è qualcosa che li unisce: quella tovaglia stranamanete plastica, rossa come il tavolo su cui si poggia, è la base del quadro e del loro gioco, è l'elemento che unisce familiarmente due persone (di solito se si decide di stare allo stesso tavolo con un'altra persona, specialmente se si è solo in due, è perchè abbiamo o vogliamo avere un tipo di rapporto con questa persona).
Il mio interlocutore mi dice che se si vuole raggiungere un obiettivo bisogna muoversi e prendere una decisione...già...quale carta giocare? e in quale momento?
il tempo passa, ogni carta va giocata al momento giusto, non prima e non dopo.
è un calendario carino però. In ogni pagina c'è un quadro di Cezanne. A Gennaio ci sono raffigurati due uomini seduti ad un tavolo di una taverna, probabilmente di ceto medio-basso, che giocano a carte, uno di fronte all'altro...
...e intanto penso che è da un po' che non scrivo su questo blog...novità, cambiamenti, il tempo che manca...ma mi mancava questo blog però...mi mancava parlare a me stessa...
e mentre sono qui che scrivo mi arriva un messaggio istantaneo sul messenger da un compagno di dottorato che non sentivo da ancora più tempo....e penso che parlare a qualcuno che non vediamo, che non frequentiamo mai è un po' come parlare a se stessi, così come su un blog...
...ma i due uomini del quadro sono sempre lì, intenti a studiare le carte che hanno in mano...ma a chi toccherà giocare in quel momento? Guardo la posizione del loro corpo, forse è possibile capirlo. Pochi indizi, uno ha le spalle un po' inclinate in avanti, forse è più rilassato, mentre l'altro sebra più teso,magari è il suo turno, ma a parte questo, niente...pensano...
le differenze a volte sono appena percepibili. I confini fra una persona e l'altra sono incerti, molto flessibili. Non sempre definibili. I due uomini sono fermi, ognuno sulla sua sedia, ognuno a fissare le proprie carte. I contorni delle loro giacche, dei loro volti, dei loro cappelli sono ben tracciati; ma c'è qualcosa che li unisce: quella tovaglia stranamanete plastica, rossa come il tavolo su cui si poggia, è la base del quadro e del loro gioco, è l'elemento che unisce familiarmente due persone (di solito se si decide di stare allo stesso tavolo con un'altra persona, specialmente se si è solo in due, è perchè abbiamo o vogliamo avere un tipo di rapporto con questa persona).
Il mio interlocutore mi dice che se si vuole raggiungere un obiettivo bisogna muoversi e prendere una decisione...già...quale carta giocare? e in quale momento?
il tempo passa, ogni carta va giocata al momento giusto, non prima e non dopo.
lunedì, novembre 19, 2007
Cammino per la strada con Eddie, il mio cane (da quando ho iniziato questo rito della passeggiata mi si è aperto un vero e proprio mondo: a portare in giro il cane conosci un sacco di gente, vedi tante cose a cui normalmente non faresti caso, ma questo meriterebbe un post a parte...). Arrivo ad un incrocio. Eddie è intento ad annusare e nel caso ci fosse qualche odore interessante, a segnare il territorio. Io guardo se passano macchine... Poi con la coda dell'occhio vedo qualcuno che mi saluta da una di queste. Si ferma, abbassa il finestrino. Faccio per salutare caldamente anch'io...ma quando metto a fuoco, il mio sorriso, che di solito accompagna il saluto, un po' si spegne. Me ne accorgo e forse se ne accorge anche lei. Detto proprio sinceramente, non mi fa per niente piacere vederla e non mi capita spesso di provare questa sensazione.
So che non dovrebbe essere così ma per ora non riesco a perdonarla. Ha fatto male alla persona che adesso non c'è più e vorrei dirglielo proprio in faccia. Le vorrei dire che non ha cuore, che non si è comportata bene, che io so che ha fatto soffrire una persona speciale e che adesso sono ancora arrabbiata per questo. I suoi ultimi, patetici, ipocriti sforzi non sono stati un bel niente, non hanno avuto nessun significato, se non lavarle un po' la coscienza.
Ma non dico niente. Ho aspettato fino adesso e dovrò ancora aspettare, perchè non è il momento giusto... Ma lei intanto parla. Dopo un anno che non la vedo forse mi sta chiedendo q.sa...: "Ah, ti sei tagliata i capelli? Beh, stai molto meglio di prima!" .... Non potevo aspettarmi di più in effetti. Per fortuna non può trattenersi molto, è in macchina e dietro arriva gente. "Ciao!".
Rimango un attimo sul marciapiede, con l'amaro in bocca, quella sensazione spiacevole di esserti trovata un'altra volta in quella situazione che conosci già e che non ti fa star bene. Per fortuna Eddie pensa alle sue cose e ha altro per la testa. A volte è meglio non rendersi conto di quello che succede.
Faccio per attraversare, alzo lo sguardo e vedo una signora alla finestrella della sua cucina. Ha la luce accesa perchè ormai è sera e guarda fuori. Guarda le macchine, la gente che passa, forse anche me. E chissà a cosa pensa....chissà se pensa. Vista così sembrerebbe sola, ma magari si sta solo rilassando e le piace semplicemente guardare, osservare cosa accade devanti a casa, si sa mai che passi un'ambulanza o che capiti un incidente, insomma q.sa di interessante... Di certo non sarà stato interessante vedere il mio breve dialogo con la persona di prima.
Non è la prima volta che la vedo, la signora della finestrella, e quasi quasi mi sono un po' affezionata. E' rassicurante, non so come spiegare, come vedere d'estate il signore grassoccio che fa le parole crociate sul balcone o salutare il vecchietto della via vicino che ti dice sempre: "buongiorno nè!", o vedere il trans affacciato (o affacciata? non ho mai capito che genere bisogna usare con i trans, con tutto rispetto) alla finestra quando c'è il sole con a fianco, anche lei alla finestra, la sua cagnolina nera. Sono certezze, anche se superficiali, sono cose che sai che accadranno e che compensano le tue insicurezze, le tue instabilità. E nello stesso tempo sono esistenze che tu guardi da fuori e su cui puoi immaginare tutto quello che vuoi. Sono la cornice del posto in cui vivi che sembra sempre uguale ma che in realtà contiene un viavai di storie e di esistenze che cresce insieme a te.
Non so se questi due pezzi hanno un collegamento fra loro, forse no. Ma il post lo lascio lo stesso così (come dice quel comico in tele che adesso è sempre da Fazio la domenica), chissà che questo flusso naturale di cose e pensieri abbia un senso ... e se non ce l'ha, pazienza...
So che non dovrebbe essere così ma per ora non riesco a perdonarla. Ha fatto male alla persona che adesso non c'è più e vorrei dirglielo proprio in faccia. Le vorrei dire che non ha cuore, che non si è comportata bene, che io so che ha fatto soffrire una persona speciale e che adesso sono ancora arrabbiata per questo. I suoi ultimi, patetici, ipocriti sforzi non sono stati un bel niente, non hanno avuto nessun significato, se non lavarle un po' la coscienza.
Ma non dico niente. Ho aspettato fino adesso e dovrò ancora aspettare, perchè non è il momento giusto... Ma lei intanto parla. Dopo un anno che non la vedo forse mi sta chiedendo q.sa...: "Ah, ti sei tagliata i capelli? Beh, stai molto meglio di prima!" .... Non potevo aspettarmi di più in effetti. Per fortuna non può trattenersi molto, è in macchina e dietro arriva gente. "Ciao!".
Rimango un attimo sul marciapiede, con l'amaro in bocca, quella sensazione spiacevole di esserti trovata un'altra volta in quella situazione che conosci già e che non ti fa star bene. Per fortuna Eddie pensa alle sue cose e ha altro per la testa. A volte è meglio non rendersi conto di quello che succede.
Faccio per attraversare, alzo lo sguardo e vedo una signora alla finestrella della sua cucina. Ha la luce accesa perchè ormai è sera e guarda fuori. Guarda le macchine, la gente che passa, forse anche me. E chissà a cosa pensa....chissà se pensa. Vista così sembrerebbe sola, ma magari si sta solo rilassando e le piace semplicemente guardare, osservare cosa accade devanti a casa, si sa mai che passi un'ambulanza o che capiti un incidente, insomma q.sa di interessante... Di certo non sarà stato interessante vedere il mio breve dialogo con la persona di prima.
Non è la prima volta che la vedo, la signora della finestrella, e quasi quasi mi sono un po' affezionata. E' rassicurante, non so come spiegare, come vedere d'estate il signore grassoccio che fa le parole crociate sul balcone o salutare il vecchietto della via vicino che ti dice sempre: "buongiorno nè!", o vedere il trans affacciato (o affacciata? non ho mai capito che genere bisogna usare con i trans, con tutto rispetto) alla finestra quando c'è il sole con a fianco, anche lei alla finestra, la sua cagnolina nera. Sono certezze, anche se superficiali, sono cose che sai che accadranno e che compensano le tue insicurezze, le tue instabilità. E nello stesso tempo sono esistenze che tu guardi da fuori e su cui puoi immaginare tutto quello che vuoi. Sono la cornice del posto in cui vivi che sembra sempre uguale ma che in realtà contiene un viavai di storie e di esistenze che cresce insieme a te.
Non so se questi due pezzi hanno un collegamento fra loro, forse no. Ma il post lo lascio lo stesso così (come dice quel comico in tele che adesso è sempre da Fazio la domenica), chissà che questo flusso naturale di cose e pensieri abbia un senso ... e se non ce l'ha, pazienza...
mercoledì, novembre 07, 2007
Mi butto in te
che sei la mia anima e la mia stella,
lo scrigno delle mie paure e dei miei segreti.
Con te la realtà si fa foschia,
la certezza, illusione.
I contorni delle cose si fanno sfuocati.
Tu che consoli gli occhi stanchi,
li illudi della bellezza eterna,
dell'immobilità perfetta.
Ti consegno le mie debolezze
perchè so che con te diventeranno radici,
anime nascoste della vita.
Ogni tua piccola goccia rianima la speranza.
Proteggimi da tutto ciò che è brutto e mortale,
e mostrami la tua infinita bellezza.
E poi c'è una canzone che dice:
"Real life is so hard/we hide in the stars".
E mi fa pensare che per ognuno "le stelle" sono qualcosa di diverso...
che sei la mia anima e la mia stella,
lo scrigno delle mie paure e dei miei segreti.
Con te la realtà si fa foschia,
la certezza, illusione.
I contorni delle cose si fanno sfuocati.
Tu che consoli gli occhi stanchi,
li illudi della bellezza eterna,
dell'immobilità perfetta.
Ti consegno le mie debolezze
perchè so che con te diventeranno radici,
anime nascoste della vita.
Ogni tua piccola goccia rianima la speranza.
Proteggimi da tutto ciò che è brutto e mortale,
e mostrami la tua infinita bellezza.
E poi c'è una canzone che dice:
"Real life is so hard/we hide in the stars".
E mi fa pensare che per ognuno "le stelle" sono qualcosa di diverso...
lunedì, ottobre 29, 2007
A volte è bello ubriacarsi della gente.
La esplori da cima a fondo, cercando se possibile di non farti accorgere. Vengono fuori le paure più profonde, i sogni, le debolezze. Dietro ad ogni corazza si scorge sempre "un'anima fragile". E non fragile perchè debole, ma perchè una volta che è nuda non può più coprirsi, una volta tolta la corazza non si può più difendere. E tu non sei lì per attaccarla...sarebbe da cinici...ci fai solo un giretto dentro. Per un attimo sei l'altra persona. E' come una conquista, è una voglia incontrollabile di empatia che non porta a niente se non a conoscere una persona.
(Da dove verrà poi questa fissa...
Cosa me ne faccio poi di tutte queste paure, delle speranze, dei problemi o delle felicità di ognuno... Non lo so... Ma mi rende felice. Non tutto deve avere una spiegazione, no? Ci possono anche essere cose irrazionali che sono così e basta.)
Ci sono persone che si arrendono in un minuto, altre ci mettono un po' di più, qualche mese, un anno, due. Ma non c'è mai fretta. Anche l'attesa è bella perchè scruti la persona cercando di indovinare e immaginando quello che sta nascondendo.
E sia anche chiaro che io non voglio vedere proprio tutto, sarebbe pericoloso. Mi basta quel tanto che mi permetta di girarci dentro e poi uscire. Un po' come "Essere John Malkovich", senza soldi però e senza smania di essere l'altra persona. Solo guardare ed emozionarmi con lei.
Immaginare, conoscere ed emozionarsi. Mi basta. E' il mio piccolo, grande peccato;-) Un peccato che mi lascia un grande tesoro.
La esplori da cima a fondo, cercando se possibile di non farti accorgere. Vengono fuori le paure più profonde, i sogni, le debolezze. Dietro ad ogni corazza si scorge sempre "un'anima fragile". E non fragile perchè debole, ma perchè una volta che è nuda non può più coprirsi, una volta tolta la corazza non si può più difendere. E tu non sei lì per attaccarla...sarebbe da cinici...ci fai solo un giretto dentro. Per un attimo sei l'altra persona. E' come una conquista, è una voglia incontrollabile di empatia che non porta a niente se non a conoscere una persona.
(Da dove verrà poi questa fissa...
Cosa me ne faccio poi di tutte queste paure, delle speranze, dei problemi o delle felicità di ognuno... Non lo so... Ma mi rende felice. Non tutto deve avere una spiegazione, no? Ci possono anche essere cose irrazionali che sono così e basta.)
Ci sono persone che si arrendono in un minuto, altre ci mettono un po' di più, qualche mese, un anno, due. Ma non c'è mai fretta. Anche l'attesa è bella perchè scruti la persona cercando di indovinare e immaginando quello che sta nascondendo.
E sia anche chiaro che io non voglio vedere proprio tutto, sarebbe pericoloso. Mi basta quel tanto che mi permetta di girarci dentro e poi uscire. Un po' come "Essere John Malkovich", senza soldi però e senza smania di essere l'altra persona. Solo guardare ed emozionarmi con lei.
Immaginare, conoscere ed emozionarsi. Mi basta. E' il mio piccolo, grande peccato;-) Un peccato che mi lascia un grande tesoro.
giovedì, ottobre 18, 2007
Povero principe,
i tuoi sorrisi ormai bagnati dalle lacrime
inteneriscono queste colline
che ormai sono il tuo nido,
il tuo obbligato rifugio.
Il tuo dolore spezza l'unica rosa
rimasta nella stanza
e la gioia amara di questa serata
vagheggerà solitaria
nei ricordi più recenti.
Povero principe,
tu che danzavi e correvi
fra coppe di vino
e grandi banchetti
euforico amante ingannato dalla vita.
Se almeno il tuo sacrificio
fosse visto dagli dèi
essi ti manderebbero
un soffio di leggera rugiada
per curare le tue ferite.
Se almeno le piante
che tutti i giorni ti fanno compagnia
potessero prendere vita
ti donerebbero un po' della loro linfa
per curare il tuo male.
Ma tu sei un principe,
presto nascerà un bocciolo dentro di te,
soffice e caldo profumo di riposo,
gli occhi si chiuderanno per godere del sonno
per poi aprirsi con le prime, flebili luci
dell'alba.
i tuoi sorrisi ormai bagnati dalle lacrime
inteneriscono queste colline
che ormai sono il tuo nido,
il tuo obbligato rifugio.
Il tuo dolore spezza l'unica rosa
rimasta nella stanza
e la gioia amara di questa serata
vagheggerà solitaria
nei ricordi più recenti.
Povero principe,
tu che danzavi e correvi
fra coppe di vino
e grandi banchetti
euforico amante ingannato dalla vita.
Se almeno il tuo sacrificio
fosse visto dagli dèi
essi ti manderebbero
un soffio di leggera rugiada
per curare le tue ferite.
Se almeno le piante
che tutti i giorni ti fanno compagnia
potessero prendere vita
ti donerebbero un po' della loro linfa
per curare il tuo male.
Ma tu sei un principe,
presto nascerà un bocciolo dentro di te,
soffice e caldo profumo di riposo,
gli occhi si chiuderanno per godere del sonno
per poi aprirsi con le prime, flebili luci
dell'alba.
lunedì, settembre 24, 2007
A volte torna
Per lei che ancora c'è
E' una settimana di quelle che ti succhiano l'anima, immersa fra mille libri, mille pensieri e mille preoccupazioni. I miei non ci sono, la casa, i cani, lo studio...Poi una telefonata. E' una signora che cerca una certa Pepa...no, le dico, forse ha sbagliato numero. No, non credo, mi dice, mi hanno dato proprio questo. Intanto mi parla e la sua voce non mi sembra più così estranea. L'accento comincia ad essere più familiare e finalmente ci arrivo: la signora mi chiama da Nonantola, il paese dov'è nata mia nonna, vicino a Modena.
Mi spiega che il giovedì sarebbero venute su un gruppo di mondine, amiche di mia nonna Pina, che per loro è Pepa (quanti nomi per una persona: Pina, Pepa, Giuseppina, Pina conegrina - perchè mio nonno vendeva prodotti per la casa- un nome diverso per ogni persona che ti conosce, tanti nomi, tanti io? Mah...), e avrebbe fatto piacere a tutte vedere me o mia mamma. Mia mamma non c'è, le dico. Allora vieni tu! mi risponde.
Metto giù e faccio un salto nel passato. L'anno scorso, in questo periodo, era andata mia nonna ad accoglierle e probabilmente si erano commosse ricordando i belli ma anche faticosi tempi passati. La povertà, la miseria, come diceva lei, sempre a piedi scalzi, o in mezzo ad una risaia dura, sotto il sole, le zanzare, qualche biscia. Avanti e indietro con la bici, così giovani e lontane da casa (da Nonantola a Vercelli), dalla mamma he piangeva per loro, dagli ambienti familiari, dall'affetto di una terra accogliente, di una paese vivo e solare, dalle musiche allegre. Eppure erano bei tempi, diceva: le risate, i canti, gli amori, le amicizie forti, intense. Tutte donne, solidali tra loro, perchè non avevano niente da perdere e niente da guadagnare. Erano una grande famiglia. E adesso questa famiglia cerca me.
Allora il giorno stabilito mi presento: sono tantissime e mi accolgono come se fossi mia nonna, a braccia aperte, mi baciano, mi abbracciano, mi danno dei fiori da portare lì, dove adesso la loro compaesana riposa. Si commuovono vedendomi e io sono contenta di parlare con delle amiche care di mia nonna che in un attimo sono diventate anche amiche mie. Mi cantano una di quelle canzoni che accompagnavano le loro giornate nei campi e intanto mi guardano. Mi commuovo e penso che è incredibilmente bello quanto una persona si possa lasciare dietro, quanto la sua vita possa continuare ad esserci ancora dopo la morte. Perchè lei in quel momento è fra loro, nel loro canto, nelle loro parole, nei loro pensieri, sul mio viso, nel mio cuore, nell'aria di questo grande salone pieno di amiche, di bellissime donne che la ricordano insieme a me.
Poi le saluto, con sincero affetto, ed esco. Sistemo il vasetto di fiori nel cestino della mia bici e mi giro a guardarle dalla finestra. E una è lì che mi guarda, mi saluta ancora una volta, con gli occhi pieni di lacrime. Per una attimo tutti i pensieri pesanti mi hanno lasciato, il loro affetto, dono di mia nonna, mi ha fatto respirare leggerezza. Le sorrido e poi vado verso casa, felice che sia tornata a trovarmi.
Per lei che ancora c'è
E' una settimana di quelle che ti succhiano l'anima, immersa fra mille libri, mille pensieri e mille preoccupazioni. I miei non ci sono, la casa, i cani, lo studio...Poi una telefonata. E' una signora che cerca una certa Pepa...no, le dico, forse ha sbagliato numero. No, non credo, mi dice, mi hanno dato proprio questo. Intanto mi parla e la sua voce non mi sembra più così estranea. L'accento comincia ad essere più familiare e finalmente ci arrivo: la signora mi chiama da Nonantola, il paese dov'è nata mia nonna, vicino a Modena.
Mi spiega che il giovedì sarebbero venute su un gruppo di mondine, amiche di mia nonna Pina, che per loro è Pepa (quanti nomi per una persona: Pina, Pepa, Giuseppina, Pina conegrina - perchè mio nonno vendeva prodotti per la casa- un nome diverso per ogni persona che ti conosce, tanti nomi, tanti io? Mah...), e avrebbe fatto piacere a tutte vedere me o mia mamma. Mia mamma non c'è, le dico. Allora vieni tu! mi risponde.
Metto giù e faccio un salto nel passato. L'anno scorso, in questo periodo, era andata mia nonna ad accoglierle e probabilmente si erano commosse ricordando i belli ma anche faticosi tempi passati. La povertà, la miseria, come diceva lei, sempre a piedi scalzi, o in mezzo ad una risaia dura, sotto il sole, le zanzare, qualche biscia. Avanti e indietro con la bici, così giovani e lontane da casa (da Nonantola a Vercelli), dalla mamma he piangeva per loro, dagli ambienti familiari, dall'affetto di una terra accogliente, di una paese vivo e solare, dalle musiche allegre. Eppure erano bei tempi, diceva: le risate, i canti, gli amori, le amicizie forti, intense. Tutte donne, solidali tra loro, perchè non avevano niente da perdere e niente da guadagnare. Erano una grande famiglia. E adesso questa famiglia cerca me.
Allora il giorno stabilito mi presento: sono tantissime e mi accolgono come se fossi mia nonna, a braccia aperte, mi baciano, mi abbracciano, mi danno dei fiori da portare lì, dove adesso la loro compaesana riposa. Si commuovono vedendomi e io sono contenta di parlare con delle amiche care di mia nonna che in un attimo sono diventate anche amiche mie. Mi cantano una di quelle canzoni che accompagnavano le loro giornate nei campi e intanto mi guardano. Mi commuovo e penso che è incredibilmente bello quanto una persona si possa lasciare dietro, quanto la sua vita possa continuare ad esserci ancora dopo la morte. Perchè lei in quel momento è fra loro, nel loro canto, nelle loro parole, nei loro pensieri, sul mio viso, nel mio cuore, nell'aria di questo grande salone pieno di amiche, di bellissime donne che la ricordano insieme a me.
Poi le saluto, con sincero affetto, ed esco. Sistemo il vasetto di fiori nel cestino della mia bici e mi giro a guardarle dalla finestra. E una è lì che mi guarda, mi saluta ancora una volta, con gli occhi pieni di lacrime. Per una attimo tutti i pensieri pesanti mi hanno lasciato, il loro affetto, dono di mia nonna, mi ha fatto respirare leggerezza. Le sorrido e poi vado verso casa, felice che sia tornata a trovarmi.
venerdì, settembre 07, 2007
Dedicato a Rendl.
A proposito di tempo, di ruote e di linee rette:
«Pensar que en esta vida las cosas della han de durar siempre en un estado es pensar en lo escusado, antes parece que ella anda todo en redondo, digo, a la redonda: la primavera sigue al verano, el verano al estío, el estío al otoño, y el otoño al invierno, y el invierno a la primavera, y así torna a andarse el tiempo con esta rueda continua; sola la vida humana corre a su fin ligera más que el viento, sin esperar renovarse si no es en la otra, que no tiene términos que la limiten.»
Non ci avevo mai fatto caso, ma rileggendo il Don Quijote mi sono accorta che anche Cervntes riflette esplicitamente sul tempo (in II, LII).
Le cose in questa vita girano in tondo, come un cerchio: iniziano il loro percorso e poi tornano al loro punto di partenza. Tranne le vita umana, che scorre come una linea fino ad arrivare alla fine. Per poi rinnovarsi nell'altra vita, quella eterna, che invece non ha mai fine.
Il tempo quindi è uno spazio...circolare, rettilineo, e poi un tutto immobile, potremmo dire come dei puntini fermi su se stessi.
E a pensarci bene questre tre rappresentazioni del tempo e dello spazio sono anche tre modi diversi di pensare alla vita e alla morte: la vita che ritorna (con un figlio o addirittura con la reincarnazione); la fine totale e permanente della vita; e la speranza nella vita eterna...(e direi, fortunato chi ci crede!).
Ma questo post potrebbe essere eterno perchè i tre cronotopi (grazie Bachtin) si possono incastrare in modo infinito.
Potrebbe anche verificarsi che le tre situazioni accadano nello stesso momento: io rifaccio la stessa cosa di ieri ma in modo diverso e proprio perchè la faccio rimarrà segnata nel tempo in eterno, anche se nessuno mi vede.
Mah...
A proposito di tempo, di ruote e di linee rette:
«Pensar que en esta vida las cosas della han de durar siempre en un estado es pensar en lo escusado, antes parece que ella anda todo en redondo, digo, a la redonda: la primavera sigue al verano, el verano al estío, el estío al otoño, y el otoño al invierno, y el invierno a la primavera, y así torna a andarse el tiempo con esta rueda continua; sola la vida humana corre a su fin ligera más que el viento, sin esperar renovarse si no es en la otra, que no tiene términos que la limiten.»
Non ci avevo mai fatto caso, ma rileggendo il Don Quijote mi sono accorta che anche Cervntes riflette esplicitamente sul tempo (in II, LII).
Le cose in questa vita girano in tondo, come un cerchio: iniziano il loro percorso e poi tornano al loro punto di partenza. Tranne le vita umana, che scorre come una linea fino ad arrivare alla fine. Per poi rinnovarsi nell'altra vita, quella eterna, che invece non ha mai fine.
Il tempo quindi è uno spazio...circolare, rettilineo, e poi un tutto immobile, potremmo dire come dei puntini fermi su se stessi.
E a pensarci bene questre tre rappresentazioni del tempo e dello spazio sono anche tre modi diversi di pensare alla vita e alla morte: la vita che ritorna (con un figlio o addirittura con la reincarnazione); la fine totale e permanente della vita; e la speranza nella vita eterna...(e direi, fortunato chi ci crede!).
Ma questo post potrebbe essere eterno perchè i tre cronotopi (grazie Bachtin) si possono incastrare in modo infinito.
Potrebbe anche verificarsi che le tre situazioni accadano nello stesso momento: io rifaccio la stessa cosa di ieri ma in modo diverso e proprio perchè la faccio rimarrà segnata nel tempo in eterno, anche se nessuno mi vede.
Mah...
domenica, settembre 02, 2007
La domenica in periferia è tutto silenzio.
Si riesce a sentire persino il rumore delle foglie che corrono sull'asfalto, gli uccelli sugli alberi e i passi del mio cane (il mio "muntunìn", come dice mia zia) sempre intento a catturare lucertole, sotto questo sole ancora caldo.
Poi entro in una stradina di campagna, qui il silenzio è rotto dai grilli tutti indaffarati nelle loro cose di ogni giorno, dalle foglie di granoturco (che forse è quasi ora di raccogliere) e dalle parole che piano piano affiorano dai miei pensieri. Cosa dicono? Penso con calma e mi godo ancora il sogno della notte prima. Mi rimarrà ancora per un po' e lo rivivo senza fretta.
Una mano sfiora un'altra, le sta raccontando dell'azzurro e del rosa, del rosa e del marrone, di petali che si lasciano cadere, arresi, e della terra che le accoglie come un cuscino caldo e morbido.
I grilli continuano il loro canto.
La mano scivola, ha paura del bianco e dell'arancione, ma è sicura di quello che sta dicendo, e l'altra è sicura di quello che sta ascoltando.
Poi gli occhi, fermi, decisi...
e i petali toccano la terra,
niente di più e niente di meno,
una semplice e sincera carezza fra due labbra,
solo per un secondo,
o forse per anni.
Eddie intanto si è messo all'ombra di un cespuglio, accaldato e ansimante. Mi guarda come per chiedermi cosa fare e dove andare. Gli dico che forse dovremmo tornare alla realtà. Ma lui mi sorride, chiude gli occhi e si gode senza fretta l'arietta di settembre.
Si riesce a sentire persino il rumore delle foglie che corrono sull'asfalto, gli uccelli sugli alberi e i passi del mio cane (il mio "muntunìn", come dice mia zia) sempre intento a catturare lucertole, sotto questo sole ancora caldo.
Poi entro in una stradina di campagna, qui il silenzio è rotto dai grilli tutti indaffarati nelle loro cose di ogni giorno, dalle foglie di granoturco (che forse è quasi ora di raccogliere) e dalle parole che piano piano affiorano dai miei pensieri. Cosa dicono? Penso con calma e mi godo ancora il sogno della notte prima. Mi rimarrà ancora per un po' e lo rivivo senza fretta.
Una mano sfiora un'altra, le sta raccontando dell'azzurro e del rosa, del rosa e del marrone, di petali che si lasciano cadere, arresi, e della terra che le accoglie come un cuscino caldo e morbido.
I grilli continuano il loro canto.
La mano scivola, ha paura del bianco e dell'arancione, ma è sicura di quello che sta dicendo, e l'altra è sicura di quello che sta ascoltando.
Poi gli occhi, fermi, decisi...
e i petali toccano la terra,
niente di più e niente di meno,
una semplice e sincera carezza fra due labbra,
solo per un secondo,
o forse per anni.
Eddie intanto si è messo all'ombra di un cespuglio, accaldato e ansimante. Mi guarda come per chiedermi cosa fare e dove andare. Gli dico che forse dovremmo tornare alla realtà. Ma lui mi sorride, chiude gli occhi e si gode senza fretta l'arietta di settembre.
mercoledì, agosto 29, 2007
Sono dalla parrucchiera. Per una donna è un momento speciale, o per meglio dire, cruciale. Aspetto il mio turno e mi guardo intorno. Tra phone, lacche e forbici noto che in tutto il salone ci sono due ragazzi abbastanza giovani, sui 19 anni e un uomo. L'uomo passa abbastanza inosservato ai miei occhi. Uno dei ragazzi, magro, castano, con i capelli un po' ricci, dopo essersi lavato la testa si siede per tagliarsi i capelli. Davanti a lui una ragazza più o meno della stessa età molto carina: capelli lunghi mossi, labbra carnose ma non troppo, occhi azzurri. Bella, penserà il giovane ancora nel pieno dell'adolescenza... E invece il suo sguardo non si posa su di lei, che è lì di fronte a lui, comoda da osservare. Lui volta il capo verso destra, più in fondo....il mio sguardo segue il suo: ma chi ci sarà mai di più interessante??? L'altro ragazzo...concentrato a guardarsi, anzi a studiare i propri capelli. Si osserva pensando a cosa fare: tagliarli, oppure un po' di colore, mah chi lo sa...Penso: forse lo guarda perchè sono gli unici ragazzi, o forse perchè gli hanno messo in testa quella cuffia bucata per le meches che fa un po' ridere. Ma il suo sguardo persiste, anche quando lo spostano su un'altra sedia. Carino, penso, forse gli piace.
Poi mi faccio un po' di fatti miei, per non esagerare. Sfoglio qualche rivista e penso a come tagliare questi benedetti capelli, medi, corti...mah...che problemi...
Se questo fosse un film di Almodòvar, dei primi però (e l'ambientazione potrebbe starci) probabilmente i due ragazzi si avvicinerebbero e farebbero conoscenza. Si amerebbero tutta la notte e forse per un po' di anni, o magari solo per un giorno.
Se vivessimo in una socità veramente libera non ci sarebbe bisogno di manifestazioni o rivendicazioni sessuali. I due ragazzi potrebbero camminare per strada mano nella mano per poi guardarsi e sorridersi e non ci sarebbe niente di strano, tutto normale, come mille altre coppie vere o finte che ci sono in giro.
Se...ma per ora non è ancora così...
E poi magari i due ragazzi dalla parrucchiera non sono neanche come sembra e io sto viaggiando un po' troppo.
Poi mi faccio un po' di fatti miei, per non esagerare. Sfoglio qualche rivista e penso a come tagliare questi benedetti capelli, medi, corti...mah...che problemi...
Se questo fosse un film di Almodòvar, dei primi però (e l'ambientazione potrebbe starci) probabilmente i due ragazzi si avvicinerebbero e farebbero conoscenza. Si amerebbero tutta la notte e forse per un po' di anni, o magari solo per un giorno.
Se vivessimo in una socità veramente libera non ci sarebbe bisogno di manifestazioni o rivendicazioni sessuali. I due ragazzi potrebbero camminare per strada mano nella mano per poi guardarsi e sorridersi e non ci sarebbe niente di strano, tutto normale, come mille altre coppie vere o finte che ci sono in giro.
Se...ma per ora non è ancora così...
E poi magari i due ragazzi dalla parrucchiera non sono neanche come sembra e io sto viaggiando un po' troppo.
martedì, agosto 21, 2007
Quiero mi vida.
pero a veces pienso en las otras,
las que me he dejado atràs.
Pienso en las vidas que podrìan ser pero que no son.
Me imagino otra Silvia en Granada, otra en una ciudad de Inglaterra, otra en Pisa o en los Estados Unidos o quien sabe donde...
Pienso en el pasado de mi familila,
gente que cambiò de ciudad,
para trabajo, amor, hijos....
Me fascina la idea de otra vida,
pero sé que la realidad es otra cosa
e intento ser feliz de lo que tengo, de lo que puedo tener.
Y viajo cada dìa con la imaginaciòn,
a veces vuelvo a Granada, otras veces voy a Inglaterra, o otras en lugares que no existen.
Miro el cielo de mi ciudad y me voy muy lejos de aquì,
en mundos que conozco solo yo,
o que todos conocen pero en los que no quieren entrar,
donde yo me me encuentro a gusto.
Pero...sssshhh....es un secreto;-)
pero a veces pienso en las otras,
las que me he dejado atràs.
Pienso en las vidas que podrìan ser pero que no son.
Me imagino otra Silvia en Granada, otra en una ciudad de Inglaterra, otra en Pisa o en los Estados Unidos o quien sabe donde...
Pienso en el pasado de mi familila,
gente que cambiò de ciudad,
para trabajo, amor, hijos....
Me fascina la idea de otra vida,
pero sé que la realidad es otra cosa
e intento ser feliz de lo que tengo, de lo que puedo tener.
Y viajo cada dìa con la imaginaciòn,
a veces vuelvo a Granada, otras veces voy a Inglaterra, o otras en lugares que no existen.
Miro el cielo de mi ciudad y me voy muy lejos de aquì,
en mundos que conozco solo yo,
o que todos conocen pero en los que no quieren entrar,
donde yo me me encuentro a gusto.
Pero...sssshhh....es un secreto;-)
sabato, luglio 21, 2007
Un fantasma presto busserà alla mia porta
e io so che gli aprirò.
Lo aspetterò come sempre,
perchè prima o dopo torna,
invano tenerlo lontano.
Potrei evitare il suo pensiero
ma non il suo profumo.
Quando si tratta di fantasmi
non si può fare niente,
lo dice anche l'ultimo dei cavalieri,
(ormai mio migliore amico)
non puoi prevederli, sconfiggerli o respigerli.
Quando arrivano non li vedi,
come un soffio,
come un filo d'aria
ti sfiorano "il fiore del tuo segreto"
e tu rimani tramortito.
Fanno paura,
ma non puoi farne a meno,
flebili tremori dell'anima
come uno sbattere veloce di ali
di un' invisibile libellula in vaiggio.
Puoi correre più veloce che puoi,
ma loro sono già dentro di te.
e io so che gli aprirò.
Lo aspetterò come sempre,
perchè prima o dopo torna,
invano tenerlo lontano.
Potrei evitare il suo pensiero
ma non il suo profumo.
Quando si tratta di fantasmi
non si può fare niente,
lo dice anche l'ultimo dei cavalieri,
(ormai mio migliore amico)
non puoi prevederli, sconfiggerli o respigerli.
Quando arrivano non li vedi,
come un soffio,
come un filo d'aria
ti sfiorano "il fiore del tuo segreto"
e tu rimani tramortito.
Fanno paura,
ma non puoi farne a meno,
flebili tremori dell'anima
come uno sbattere veloce di ali
di un' invisibile libellula in vaiggio.
Puoi correre più veloce che puoi,
ma loro sono già dentro di te.
giovedì, giugno 28, 2007
Si muove distrattamente fra un piatto e un bicchiere.
Con un abito da casalinga e il grembiule (che riempie abbondantemente) sembra rassegnarsi con piacere alla quotidianità. Ha negli occhi la speranza ormai passata di una vita diversa. Sarebbe bastata qualche serata in più a teatro, o in un bar a prendere un tè, o una gita romantica, che ne so a Vienna ad esempio. Si sposta con decisione verso il tavolo per togliere le briciole rimaste dopo il pranzo. Forse mi sarebbe piaciuto condividere i miei pensieri sul mondo con mio marito, invece... Beh adesso ad esempio è in sala che dorme... Ritorna al lavandino, senza alzare lo sguardo, falsamente concentrata nei piatti da lavare. La forte luce estiva entra attraverso la tenda e illumina la cucina. Sulle pareti dei piatti che ha decorato con passione e dei quadretti con le foto degli amati gattini, con a fianco una frase carina...una poesia? Forse sì... Ma chissà se qualcuno ha mai letto quelle frasi (o poesie?), chissà se qualcuno le ha mai detto :"Bella questa frase!". Il cagnolino tutto bianco le si avvicina e la guarda. Lei sa quello che vuole e in un attimo i croccantini sono nella sua ciotola. Lui scodinzola. Lei sorride con affetto. E la giornata prosegue come tante nel silenzio.
Con un abito da casalinga e il grembiule (che riempie abbondantemente) sembra rassegnarsi con piacere alla quotidianità. Ha negli occhi la speranza ormai passata di una vita diversa. Sarebbe bastata qualche serata in più a teatro, o in un bar a prendere un tè, o una gita romantica, che ne so a Vienna ad esempio. Si sposta con decisione verso il tavolo per togliere le briciole rimaste dopo il pranzo. Forse mi sarebbe piaciuto condividere i miei pensieri sul mondo con mio marito, invece... Beh adesso ad esempio è in sala che dorme... Ritorna al lavandino, senza alzare lo sguardo, falsamente concentrata nei piatti da lavare. La forte luce estiva entra attraverso la tenda e illumina la cucina. Sulle pareti dei piatti che ha decorato con passione e dei quadretti con le foto degli amati gattini, con a fianco una frase carina...una poesia? Forse sì... Ma chissà se qualcuno ha mai letto quelle frasi (o poesie?), chissà se qualcuno le ha mai detto :"Bella questa frase!". Il cagnolino tutto bianco le si avvicina e la guarda. Lei sa quello che vuole e in un attimo i croccantini sono nella sua ciotola. Lui scodinzola. Lei sorride con affetto. E la giornata prosegue come tante nel silenzio.
venerdì, giugno 22, 2007
In questa società di immagini veloci, di parole assordanti, di emozioni esasperate è sempre più difficile trovare persone che ascoltano.
Le parole si perdono negli occhi della persona a cui parliamo, che viene facilmente distratta da qualcuno o qualcosa evidentemente più interessante. Le nostre parole diventano suoni confusi e solitari anche alle nostre orecchie. E in quel momento ti chiedi che senso ha parlare. Tutta colpa del caldo, di quest'afa che soffoca anche la mente ...così dicono...sarà....
I dialoghi sono pieni di frasi interrotte, spezzate dall'indifferenza, dal "tanto so già quello che mi stai dicendo".
Tutti hanno bisogno di sfogarsi, di buttare fuori la rabbia o di capirsi, di far capire, di convincere...ma dall'altra parte chi c'è?
A volte torno indietro negli anni, molto indietro. Quel guscio di silenzio era molto rassicurante. Peccato averlo perso per strada.
Le parole si perdono negli occhi della persona a cui parliamo, che viene facilmente distratta da qualcuno o qualcosa evidentemente più interessante. Le nostre parole diventano suoni confusi e solitari anche alle nostre orecchie. E in quel momento ti chiedi che senso ha parlare. Tutta colpa del caldo, di quest'afa che soffoca anche la mente ...così dicono...sarà....
I dialoghi sono pieni di frasi interrotte, spezzate dall'indifferenza, dal "tanto so già quello che mi stai dicendo".
Tutti hanno bisogno di sfogarsi, di buttare fuori la rabbia o di capirsi, di far capire, di convincere...ma dall'altra parte chi c'è?
A volte torno indietro negli anni, molto indietro. Quel guscio di silenzio era molto rassicurante. Peccato averlo perso per strada.
venerdì, maggio 25, 2007
Io, R.D. e la sua Sonatina
In quanti si chiedono come sta la principessa?
"La princesa està triste ... qué tendrà la princesa?"
In quanti, durante la giornata,
si fermano
per un attimo
e osservano la persona che gli sta accanto?
Basterebbe un secondo per accorgersene....
"Los suspiros se escapan de su boca de fresa
que ha perdido la risa, que ha perdido el color"
Ma perchè è triste la principessa?
"quiere ser golondrina, quiere ser mariposa
tener alas ligeras, bajo el cielo volar"
Non tutti avrebbero voglia di chiederselo. O magari qualcuno ci ha pensato, però poi ... l'acqua bolliva, era già l'una ed era ora di buttare la pasta, e poi .... "A cosa stavo pensando? ... Non ricordo. Beh, lo stesso, si vede che non era importante. E poi adesso la cosa fondamentale è che tutti trovino il pranzo pronto".
Intanto però...
"en un vaso olvidada se desmaya una flor"
Ma in effetti forse era più importante preparare il pranzo ...
o forse no?
Ci muoviamo distrattamente, guardandoci di sfuggita.
Ci costruiamo gabbie di marmo, palazzi reali,
ci circondiamo di ori, pavoni, cigni,
ridiamo delle piroette di buffoni
e ci accontentiamo di parole banali di una "dueña parlanchina".
Ma la principessa non vuole tutto questo.
"la princesa persigue por el cielo de Oriente
la libélula vaga de una vaga ilusiòn"
Una vaga illusione....
In quanti si chiedono qual è l'illusione della principessa?
Per ora solo uno ...
A noi non rimane che leggere,
per imparare a guardare meglio.
In quanti si chiedono come sta la principessa?
"La princesa està triste ... qué tendrà la princesa?"
In quanti, durante la giornata,
si fermano
per un attimo
e osservano la persona che gli sta accanto?
Basterebbe un secondo per accorgersene....
"Los suspiros se escapan de su boca de fresa
que ha perdido la risa, que ha perdido el color"
Ma perchè è triste la principessa?
"quiere ser golondrina, quiere ser mariposa
tener alas ligeras, bajo el cielo volar"
Non tutti avrebbero voglia di chiederselo. O magari qualcuno ci ha pensato, però poi ... l'acqua bolliva, era già l'una ed era ora di buttare la pasta, e poi .... "A cosa stavo pensando? ... Non ricordo. Beh, lo stesso, si vede che non era importante. E poi adesso la cosa fondamentale è che tutti trovino il pranzo pronto".
Intanto però...
"en un vaso olvidada se desmaya una flor"
Ma in effetti forse era più importante preparare il pranzo ...
o forse no?
Ci muoviamo distrattamente, guardandoci di sfuggita.
Ci costruiamo gabbie di marmo, palazzi reali,
ci circondiamo di ori, pavoni, cigni,
ridiamo delle piroette di buffoni
e ci accontentiamo di parole banali di una "dueña parlanchina".
Ma la principessa non vuole tutto questo.
"la princesa persigue por el cielo de Oriente
la libélula vaga de una vaga ilusiòn"
Una vaga illusione....
In quanti si chiedono qual è l'illusione della principessa?
Per ora solo uno ...
A noi non rimane che leggere,
per imparare a guardare meglio.
sabato, maggio 19, 2007
Pensavo fossero stelle,
invece erano solo sussurri.
Tristi pagliacci vestiti da fieri cavalieri.
Sotto l'armatura
nascondevano bolle di sapone e palloncini colorati.
Pensavo fossero grida,
invece erano solo vaghi tremori.
Volevano conquistare regni,
ma sapevano solo fare capriole
e divertire i bimbi estasiati dai loro colori.
Nella notte di luna piena,
speravo di aver catturato
una timida falena estiva,
invece era solo
un vano piumino di primavera.
invece erano solo sussurri.
Tristi pagliacci vestiti da fieri cavalieri.
Sotto l'armatura
nascondevano bolle di sapone e palloncini colorati.
Pensavo fossero grida,
invece erano solo vaghi tremori.
Volevano conquistare regni,
ma sapevano solo fare capriole
e divertire i bimbi estasiati dai loro colori.
Nella notte di luna piena,
speravo di aver catturato
una timida falena estiva,
invece era solo
un vano piumino di primavera.
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